2026年6月16日星期二
文字的代價
| 2026年6月16日
七國集團峰會。領導人之間的對抗面臨考驗:澤連斯基呼籲採取具體行動,並就武器問題向美國和歐洲施壓。懸而未決的問題依然存在。
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今天閉幕的七國集團峰會的關鍵短語或許是澤連斯基在X平台上發布的那句話:「至關重要的是,所有討論的內容都必須付諸實踐。」不出所料,川普是這次峰會的焦點。其他領導人竭盡所能地討好他,有時甚至耍了一些小花招。例如東道主馬克宏,他確保這位美國客人無論身在何處都能喝到可口可樂——川普最愛的飲料。還有德國總理默茨,他輕描淡寫地送給川普一件印有47號(代表美國第四十七任總統)和「川普」字樣的德國國家足球隊球衣。
因此,對歐洲人來說,與美國的所有緊張關係都已結束:例如,威脅佔領格陵蘭島、未經盟友參與甚至協商就決定攻擊伊朗等等。在這種氣氛下,川普覺得自己完全有權利主導議程:他公開表示,既然伊朗戰爭已經結束,我們就可以著手解決烏克蘭問題了。但實際上,只有下週五美伊簽署諒解備忘錄後,中東和平才能真正開始建構。英國、法國、德國、義大利和荷蘭都願意參與霍爾木茲海峽的排雷行動。但在七國集團峰會期間,史塔默、馬克宏、默茨和喬治亞·梅洛尼卻遭遇了美國的不信任。無論如何,歐洲人都明白,水體清理行動也必須與伊朗伊斯蘭革命衛隊達成協議。而且,根據在埃維昂峰會上了解到的情況,他們可能必須獨自完成這項工作。因此,一場非常重要的政治外交考驗即將降臨到這五個歐洲國家。
然而,昨天是屬於烏克蘭的一天。澤連斯基幾乎會見了所有人,首先是川普。在公開場合,他向每位與會者表達感謝。但據我們所知,私下里,他的態度要直白得多。這位烏克蘭領導人早就意識到,只要川普還在白宮,他就無法再從美國獲得任何免費援助。事實上,只需查閱基爾研究所(一家受人尊敬的德國智庫)編制的對烏克蘭援助表格即可。從2025年2月至今,美國提供給基輔的軍事援助金額從未改變:為零。
除了展示被俄羅斯無人機摧毀的聖母升天大教堂的照片外,澤連斯基還向川普出示了一份包含一些數據的紙條。普丁的軍工企業每月生產60枚彈道飛彈,與發射到烏克蘭城市的飛彈數量完全相同。美國的回應是組裝50枚能夠攔截這些飛彈的飛彈,例如「愛國者」飛彈。換句話說,這種力量失衡對所有人構成威脅,即使烏克蘭目前正在為此付出代價。澤連斯基隨後請求川普允許他自行生產至少一部分「愛國者」飛彈。之後,他宣布美國總統似乎對此事持「積極」態度。的確如此,但澤連斯基非常清楚,他必須克服來自五角大廈和「愛國者」飛彈製造商洛克希德馬丁公司的阻力。這就是為什麼他關於「X」(討論的問題必須得到落實)的含糊其辭的表態,主要針對的是白宮,並間接指向七國集團宣布七國團結支持烏克蘭的聲明。
然而,實際上,澤連斯基等人對美國重新對原油實施制裁的決定表示歡迎,因為華盛頓方面認為伊朗衝突引發的市場危機已經結束。但具體如何以及何時實施制裁,仍有待觀察。
澤連斯基與歐洲各國的對話無疑更順暢。這位烏克蘭總統讚賞各國政府的努力,尤其是那些內部紛爭不斷的政府,例如梅洛尼領導的政府。然而,在這裡,資金數量仍然至關重要。向烏克蘭提供飛彈的主要管道仍然是北約秘書長馬克·呂特於2025年夏季設立的「烏克蘭優先需求清單」(PURL)基金。該基金運作方式如下:歐洲國家出資購買美國武器,優先採購著名的「愛國者」飛彈,然後運往烏克蘭軍隊。顯然,導彈供應速度很快,但資金投入不足。從2025年8月至今,該基金僅籌集了60億美元。澤連斯基提醒大家,2026年的目標金額已設定為150億美元,以應對俄羅斯的攻擊。澤連斯基的訊息,或者更確切地說,他對歐洲國家和七國集團的呼籲,很簡單:我知道這很困難,我知道存在許多政治問題,但那些尚未採取行動的國家——義大利也在其中——應該為「普爾」(Purl,指義大利的一項重要議題)做出貢獻。如果我們想迫使普丁進行談判,我們需要在所有領域加快步伐:武器、制裁、外交壓力。
| 16 giugno 2026
Il vertice G7. Il confronto tra i leader alla prova dei fatti: Zelensky chiede concretezza e incalza Usa ed Europa sulle armi. I nodi aperti
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La frase chiave di questo G7, oggi alla conclusione, è probabilmente quella che Volodymyr Zelensky ha postato sulla piattaforma X: «È fondamentale che tutto ciò di cui si è discusso venga messo in pratica». Com’era facile prevedere, Donald Trump è stato l’epicentro del summit. Gli altri leader hanno cercato di blandirlo, usando tutti i mezzi e, talvolta, qualche mezzuccio. Come il padrone di casa, Emmanuel Macron che ha fatto in modo che all’ospite americano non mancasse mai, ovunque si trovasse, una lattina di Coca-cola, la sua bibita preferita. Oppure il cancelliere tedesco Friedrich Merz che gli ha banalmente regalato una maglietta della nazionale di calcio tedesca con il numero 47 (quarantasettesimo presidente) e la scritta «Trump».
Per gli europei, dunque, tutte le tensioni con gli Usa sono archiviate: le minacce di occupare la Groenlandia, la decisione di attaccare l’Iran senza coinvolgere o almeno consultare gli alleati e così via. In questo clima, Trump si è sentito più che legittimato a dettare l’agenda: ora che la guerra in Iran è finita, ha detto pubblicamente, possiamo passare all’Ucraina. In realtà, solo da venerdì prossimo, con la firma del Memorandum tra Usa e Iran, si comincerà a costruire la pace in Medio Oriente. Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Olanda sono disponibili a partecipare alla missione di sminamento di Hormuz. Ma nel corso del G7, Starmer, Macron, Merz e Giorgia Meloni si sono scontrati con la diffidenza degli americani. In ogni caso, gli europei sanno che l’operazione di bonifica delle acque dovrà essere concordata anche con i Pasdaran. E, da quello che si è capito a Evian, dovranno farlo da soli. Si profila, dunque, un test politico-diplomatico molto importante per i cinque Paesi europei.
Ieri, però, è stata la giornata dell’Ucraina. Zelensky ha praticamente visto tutti, a cominciare da Trump. In pubblico ha avuto parole di gratitudine per ognuno dei partecipanti. In privato, secondo quanto possiamo ricostruire, è stato molto più secco. Il leader ucraino ha da tempo preso atto che dagli Stati Uniti, fino a quando Trump resterà alla Casa Bianca, non otterrà più nulla gratis. Del resto basta consultare le tabelle sugli aiuti all’Ucraina predisposte dal Kiel Institute, autorevole centro studi tedesco. Da febbraio 2025 a oggi la cifra degli aiuti militari inviati dagli Usa a Kiev non è mai cambiata: zero.
Oltre alle fotografie della cattedrale della Dormizione, sventrata dai droni russi, Zelensky ha mostrato a Trump un appunto con qualche cifra. Ogni mese l’industria militare putiniana produce 60 missili balistici, esattamente come quelli lanciati contro le città ucraine. Gli Stati Uniti rispondono con l’assemblaggio di 50 missili in grado di intercettarli, tipo i Patriot. Come dire: questo squilibrio rappresenta una minaccia per tutti, anche se al momento è l’Ucraina a pagarne il prezzo. Zelensky ha, quindi, chiesto a Trump la licenza per costruire in proprio almeno una parte dei Patriot. Poi ha fatto sapere che il presidente Usa gli è sembrato «positivo» sul punto. Già, ma Zelensky sa bene che bisognerà superare le resistenze del Pentagono e della Lockheed Martin, l’azienda che fabbrica i Patriot. Ecco perché la sua frase dubitativa su «X», i temi discussi vanno messi in pratica, era rivolta innanzitutto alla Casa Bianca e, per estensione, al comunicato del G7 che annuncia l’unità dei Sette Paesi nel sostegno all’Ucraina.
Nel concreto, invece, Zelensky e gli altri hanno accolto con favore la decisione degli americani di reintrodurre le sanzioni sul petrolio greggio, visto che Washington considera conclusa la crisi di mercato causata dal conflitto in Iran. Bisognerà vedere come e quando, però.
Il dialogo tra Zelensky e gli europei è stato sicuramente più fluido. Il presidente ucraino apprezza gli sforzi dei governi, specie di quelli afflitti da divisioni interne. Come nel caso dell’esecutivo guidato da Meloni. Tuttavia, anche qui, i numeri contano molto. Lo strumento principale per fornire i missili all’Ucraina resta il fondo «Purl» (Prioritised Ukraine requirements list) istituito dal Segretario della Nato, Mark Rutte, nell’estate del 2025. Funziona così: gli europei ci mettono i soldi per comprare solo armi americane, con priorità per i famosi Patriot, che vengono poi spedite all’esercito ucraino. A quanto sembra, le forniture sono rapide, ma i contributi non sono sufficienti. Da agosto 2025 a oggi sono stati raccolti 6 miliardi di dollari. L’obiettivo per il 2026, ha ricordato Zelensky a tutti, è stato fissato a quota 15 miliardi per contrastare gli attacchi dei russi. Il messaggio, o meglio l’appello di Zelensky agli europei e al G7 è stato semplice: so che è difficile, so che ci sono tanti problemi politici, ma chi non lo ha ancora fatto, e l’Italia è tra questi, dovrebbe contribuire al «Purl». E, se vogliamo costringere Putin al negoziato, occorre accelerare su tutti i versanti. Armi, sanzioni, pressioni diplomatiche.