美國
西方危機, 美國不快樂
https://www.internazionale.it/notizie/alessio-marchionna/2026/05/28/la-ricetta-dell-infelicita-statunitense
作者:Alessio Marchionna,《Internazionale》記者
2026年5月28日
紐約,美國,2026年3月30日(Shannon Stapleton,路透社/Contrasto)
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我們習慣聽到「西方危機」的說法,這是一個彈性的詞彙,人們傾向於將各種不同的動態——地緣政治影響力衰退、經濟困境、人口下降、政治兩極化、對體制的不信任——以及相距遙遠的地方,從美國到歐洲再到澳大利亞——都歸入其中。儘管找出共同趨勢是可能且有幫助的,但將「西方」視為一個同質區塊來使用,最終往往會抹平非常不同的現實,使人難以理解各種危機的具體性質及其真正的嚴重程度。
與大多數其他西方國家相比,美國正經歷一種特殊狀況:經濟快速增長,失業率保持低位,薪資上漲,國家持續累積財富。然而,美國人卻越來越不快樂。
這就是經濟學家 Sam Peltzman 分析所依據的悖論,他認為在新冠疫情之後,美國的快樂程度出現了突然且史無前例的暴跌。民調描繪出一個沮喪、悲觀且不信任的國家。
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這種數據與負面集體認知之間的差距,長期以來一直促使專家和評論員尋求解釋。在 Substack 平臺上,Derek Thompson 寫道,提出的假設各不相同,且都頗有道理,但沒有哪個是完全令人信服的。有人將這種不適歸因於宗教衰落和個人主義世俗化的推進:一個放棄了宗教內含的社群感且較不靈性的社會,將無可避免地更加脆弱。但美國的世俗化進程已持續數十年,而幸福感的崩潰卻是突然的,且與2020年重合。
另一些人則指責經濟不平等和美國資本主義(其監管程度低於其他地方)。這種解釋有很多合理之處,但也有其侷限:在疫情後的幾年裡,較低的薪資增長速度比高薪資更快,許多家庭的收入有所改善。此外,個人滿意度的下降主要影響的是相對較為優勢的群體:白人、大學畢業生、老年人。
第三個主要的指責與智慧型手機、社群媒體以及線上形成的有毒氛圍有關。使用手機和社群媒體當然與焦慮和憂鬱的增加有關,尤其是在年輕人中,但即便如此,這個問題也遠早於2020年就已存在。年輕人的心理健康狀況至少已經惡化了十五年,而民調中記錄到的崩潰則更為迅速和普遍。總之,社群媒體可能加劇了這種情況,但不足以單獨解釋這個現象。
悲慘的二十年代
根據 Thompson 的說法,要真正理解本世紀的「悲慘的二十年代」,必須從一個簡單的事實出發:疫情從未真正結束。公共衛生緊急狀態已經過去,但它留下了長長的經濟和心理尾巴。通貨膨脹已成為這種持續危機的象徵。儘管官方指標顯示物價放緩,但家庭感受到的主要是物價上漲的累積效應:房屋、租金、食物、餐廳、服務。在過去五年中,美國物價上漲的速度是民眾習慣速度的三倍。普遍的觀感是一切突然變得難以負擔。
矛盾的是,就連充分就業也加劇了不滿情緒。由於勞動力市場強勁且較低薪資增長,許多服務的成本更高。習慣於擁有廉價勞動力來提供照護、餐飲或托育服務的富裕家庭,其日常開銷急劇增加。這也導致那些在經濟上實際上持續狀況良好的人產生了一種貧困感。
國際比較強化了這種解釋。根據聯合國發布的年度報告《世界幸福報告》,幸福感的下降在盎格魯-撒克遜國家——美國、英國、加拿大、澳洲——尤為強烈,而在義大利、西班牙和葡萄牙等國家,主觀幸福感在過去十年中甚至有所提升。Thompson 認為,主要差異之一就在於通貨膨脹:地中海國家的物價漲幅低於盎格魯-撒克遜世界。
另見
美國的危機與歐洲的實力
但這不僅僅是經濟問題。作者認為,這種不適也源於一種身陷持續危機的感覺。新冠疫情之後,迎來了烏克蘭戰爭、中東衝突、氣候變遷、對人工智慧的焦慮、政治兩極化以及日益負面的媒體氛圍。「而這一切都發生在唐納·川普像某種超自然幽靈一樣籠罩政治舞臺的時期:對於大約半個國家來說,他體現了法西斯主義的迫在眉睫的威脅;而對另一半人來說,他代表了一種世俗的救世主,前來捍衛傳統價值觀,免受所謂的左翼惡魔傾向的影響。」美國人持續處於世界正在惡化、每一天都會帶來新的緊急狀況的感覺之中。
除此之外,還有一個盎格魯-撒克遜社會的典型特徵:個人主義。對體制和對他人的信任已崩潰,而獨處的時間(通常是在螢幕前)卻增加了。如今美國人獨處的時間量是前所未有的,而且待在家裡的時間也異常地多。社會關係被線上互動所取代,這些互動充滿了憤怒、衝突和不信任。在缺乏穩固的社群、穩定的友誼和集體連結的情況下,危機變得更難以消化。
本文摘自《Americana》電子報。
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Stati Uniti
La ricetta dell’infelicità statunitense
Alessio Marchionna, giornalista di Internazionale
28.5.2026
New York, Stati Uniti, 30 marzo 2026 (Shannon Stapleton, Reuters/Contrasto)
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Siamo abituati a sentir parlare di “crisi dell’occidente”, un’espressione elastica dentro cui si tende a far rientrare dinamiche varie – il declino dell’influenza geopolitica, le difficoltà economiche, il calo demografico, la polarizzazione politica, la sfiducia nelle istituzioni – e posti distanti tra loro, dagli Stati Uniti all’Europa fino all’Australia. Per quanto sia possibile e utile individuare tendenze comuni, usare l’idea di “occidente” come un blocco omogeneo finisce spesso per appiattire realtà molto diverse, rendendo difficile capire la natura specifica delle varie crisi e la loro reale gravità.
Gli Stati Uniti vivono una condizione particolare rispetto a gran parte degli altri paesi occidentali: l’economia cresce rapidamente, la disoccupazione resta bassa, i salari aumentano e il paese continua ad accumulare ricchezza. Eppure gli statunitensi si dichiarano sempre più infelici.
È il paradosso da cui parte l’analisi dell’economista Sam Peltzman, secondo cui dopo la pandemia di covid il livello di felicità negli Stati Uniti è precipitato in modo improvviso e senza precedenti storici. I sondaggi raccontano un paese depresso, pessimista e sfiduciato.
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Questa distanza tra i dati e la percezione collettiva negativa spinge da tempo esperti e commentatori a cercare una spiegazione. Su Substack Derek Thompson ha scritto che le ipotesi avanzate sono diverse e tutte abbastanza condivisibili, ma nessuna del tutto convincente. C’è chi attribuisce il malessere al declino della religione e all’avanzata del secolarismo individualista: una società che rinuncia al senso di comunità insito nella religione e meno spirituale sarebbe inevitabilmente più fragile. Ma il processo di secolarizzazione negli Stati Uniti va avanti da decenni, mentre il crollo della felicità è improvviso e coincide con il 2020.
Altri puntano il dito contro le disuguaglianze economiche e il capitalismo statunitense, meno regolamentato che altrove. Questa spiegazione ha molto di vero, ma ha dei limiti: negli anni successivi alla pandemia i salari più bassi sono cresciuti più rapidamente di quelli alti, e molte famiglie hanno migliorato il proprio reddito. Inoltre il calo della soddisfazione personale colpisce soprattutto gruppi relativamente privilegiati: bianchi, laureati, persone anziane.
La terza grande accusa ha a che fare con gli smartphone, i social media e il clima tossico che si è creato online. L’uso dei telefoni e dei social media è certamente associato all’aumento di ansia e depressione, soprattutto tra i giovani, ma anche in questo caso il problema precede di molto il 2020. Lo stato di salute psicologica dei giovani peggiora da almeno quindici anni, mentre il tracollo registrato nei sondaggi è stato più rapido e generalizzato. I social media, insomma, possono aver aggravato la situazione, ma non bastano a spiegare da soli il fenomeno.
I tragici anni venti
Secondo Thompson, per capire davvero i “tragici anni venti” di questo secolo bisogna partire da una constatazione semplice: la pandemia non è mai finita davvero. L’emergenza sanitaria è superata, ma ha lasciato dietro di sé una lunga coda economica e psicologica. L’inflazione è diventata il simbolo di questa crisi permanente. Anche se gli indicatori ufficiali mostrano un rallentamento dei prezzi, le famiglie percepiscono soprattutto l’accumulo degli aumenti: case, affitti, cibo, ristoranti, servizi. Negli Stati Uniti i prezzi sono cresciuti negli ultimi cinque anni a una velocità tripla rispetto a quanto la popolazione fosse abituata. La sensazione diffusa è che tutto stia diventando improvvisamente inaccessibile.
Paradossalmente, perfino la piena occupazione contribuisce al malcontento. Con il mercato del lavoro forte e i salari più bassi in crescita, molti servizi costano di più. Le famiglie benestanti, abituate ad avere manodopera a basso costo per assistenza, ristorazione o cura dei figli, vedono aumentare drasticamente le spese quotidiane. Questo produce una percezione di impoverimento anche tra chi, in realtà, continua a stare bene dal punto di vista economico.
Il confronto internazionale rafforza questa interpretazione. Secondo il World happiness report, un rapporto annuale pubblicato dalle Nazioni Unite che misura il livello di felicità e benessere percepito nel mondo, il calo della felicità è particolarmente forte nei paesi anglosassoni – Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia – mentre in paesi come Italia, Spagna e Portogallo il benessere soggettivo è perfino aumentato in questo decennio. Secondo Thompson una delle differenze principali riguarda proprio l’inflazione: i paesi mediterranei hanno registrato aumenti dei prezzi più contenuti rispetto al mondo anglosassone.
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Ma non è solo una questione economica. L’autore sostiene che il malessere derivi anche dalla percezione di vivere immersi in una crisi permanente. Dopo il covid sono arrivati la guerra in Ucraina, i conflitti in Medio Oriente, il cambiamento climatico, l’ansia per l’intelligenza artificiale, la polarizzazione politica e un clima mediatico sempre più negativo. “E tutto questo è avvenuto in un periodo in cui Donald Trump aleggiava sulla scena politica come una sorta di spettro soprannaturale: per circa metà del paese incarnava la minaccia imminente del fascismo, mentre per l’altra metà rappresentava una specie di salvatore laico venuto a difendere i valori tradizionali dalla presunta deriva demoniaca della sinistra”. Gli statunitensei vivono nella sensazione continua che il mondo stia peggiorando e che ogni giorno porti una nuova emergenza.
A tutto questo si aggiunge un tratto tipico delle società anglosassoni: l’individualismo. La fiducia nelle istituzioni e negli altri è crollata, mentre aumenta il tempo trascorso da soli, spesso davanti agli schermi. Gli americani trascorrono oggi una quantità di tempo senza precedenti da soli, oltre a una quantità anomala di tempo dentro casa. Le relazioni sociali sono sostituite da interazioni online dominate da rabbia, conflitto e sfiducia. In assenza di comunità solide, amicizie stabili e legami collettivi, le crisi diventano più difficili da assorbire.
Questo testo è tratto dalla newsletter Americana.
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